Michele Dalla Palma

 
 

Prospettive, movimenti, luci, rumori, ritmi, consuetudini e odori di una qualsiasi delle nostre città, in un qualsiasi angolo del nostro mondo “civilizzato”, costituiscono un insieme di schemi e scenografie che riconosciamo, sappiamo decifrare e codificare, perché fanno parte dei nostri pensieri e delle nostre certezze. Divinità e feticci quotidiani attirano, abbagliano e rassicurano dalle vetrine dei megastore, dei centri commerciali, delle “shopping street”.

Sono rappresentazioni di un benessere condizionato da immagini e modelli imposti, da quell’obbligo a consumare che caratterizza, sostiene e delimita la nostra realtà.

Circondati da una gigantesca muraglia di prodotti e mode, la sosteniamo attraverso l’ideologia di una modernità e di un progresso senza fine, arrivando fino a concepire il mondo come “virtuale”.

Un’immensa bolla che alimenta, mantiene e protegge la nostra civiltà, che abbiamo creduto impermeabile a qualsiasi altro modo di intendere la vita.
Ma crepe sempre più evidenti incrinano questo scudo a difesa della nostra realtà dalle altre molte realtà che animano il resto del mondo. Lenti ma inesorabili, virus culturali provenienti da orizzonti alieni sono penetrati nella perfezione illusoria della nostra quotidianità.

“Occhi sul mondo - Sulle tracce dei grandi esploratori italiani”

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